From Luisa Pianzola, SALVA LA NOTTE (THE NIGHT SAVES), La Vita Felice,
Milano 2010.
English translation by Anthony Robbins for “Conversation Poetry Quarterly” (Conversation Paperpress, Kent, UK), summer 2012




One axe-stroke cleanly fells the mature ash-tree.
In any case we never believed in it, as we believe in
nobody unable to resist and survive.
Resisting the axe–when we are small we manage it,
it’s possible. But adults sway, creak, give way, see

Un colpo d’ascia, di netto, abbatte il frassino adulto.
Del resto non credevamo in lui, come non crediamo
in chi non resiste.
Resistere all’ascia, da piccoli si fa, si riesce. Ma l’adulto
vacilla, scricchiola, cede, vede doppio.


This I know, we were a formless mass uniformly
amalgamated and soft, before they chopped us up and
you were you and quivering words gestures images
overcame joy. Weighing up became our exercise,
evaluating time as a repellently progressive resource.
Things that pass remain, for example grammar and
the darkness resulting from it.

Questo so, eravamo massa informe uniformemente
amalgamata e gentile prima che ci facessero a pezzetti e tu
fossi tu e le parole i gesti le figure tremolanti soverchiassero
la gioia. Soppesare divenne l’esercizio, valutare il tempo come
risorsa schifosamente progressiva. Cose che passano restano,
per esempio la grammatica e il buio che ne deriva.


One lives better in obscure failure, in a charitable lack
of illusions which puts that sharp taste ‘twixt teeth
and tongue. From this position, looking up, the sky
is a pitchy backdrop which shelters, pushes down,
envelops in shadow. And there sits breath, the killing
chain slides lightly over the shoulder-blades and seems
unreal. There is no gain in climbing higher, it seems
not nice to disinter the head with an astute blow to
the back of the neck.

Si vive meglio del fallimento oscuro, nella caritatevole
assenza di illusioni che mette quel sapore sapido tra i denti
e la lingua. Da questa posizione, guardando in su, il cielo
è un fondo incatramato che ripara, schiaccia verso il basso insacca
nell’ombra. E lì il respiro insiste, la catena massacrante scivola
leggera sulle scapole che non sembra vero. Non conviene
salire di grado, non pare bello disseppellire il capo con un
colpo astuto della nuca.


Thoughts grew huge, distended, but the further we
walked the more our legs flattened on the asphalt and
our feet took thin sizes, ridiculous in the presence of
the giants of Viale Sarca. When we were almost fleas,
our thoughts burst by so much expansion, one minute
before dissolving we got to Marina “who was bigger
and we didn’t know”. The real thought-crushing giant
awaited us in the hangar much higher than the
Duomo and dark as night at the hour of the
messengers in broad daylight.
Could we touch that vastness? Nothing resembled
that dilated pain, not even the seven-by-thirty-metre
video. What terror on Marina’s tummy, what
exhaustion, “you’ll forget this bigness, but make
room for it now, keep it behind the gate, give a name
to this smooth wall.”

Note: “Marina” is the artist Marina Abramovic, author of the exhibition
Balkan Epic, Hangar Bicocca, Milano, 2006

I pensieri si facevano enormi, distesi, ma più si camminava
più le gambe si appiattivano sull’asfalto e i piedi prendevano
misure sottili, ridicole al cospetto dei giganti di viale Sarca.
Quando eravamo quasi pulci, con pensieri rotti dal gran
dilatarsi, un attimo prima di dissolverci arrivammo da Marina
«che era più grande e non lo sapevamo». Il vero gigante
spaccapensieri ci aspettava nell’hangar altissimo più del duomo
e buio come la notte all’ora dei corrieri in pieno giorno.
Si poteva toccare la vastità? Niente somigliava a quel dolore
dilatato, nemmeno il video di sette metri per trenta. Che terrore,
sulla pancia di Marina, che sfinimento, «scorderai presto questa
grandezza, ma dalle un posto ora, tienila dietro il cancello,
dai un nome a questo muro liscio.»

Siamo di nuovo sulla strada. Lei portando gli occhiali
leggeva. Si sentiva il respiro del gigante – la vecchia Breda
e Marina, o la sua presenza, che lo ammansiva.


She says I want to be very old, I want to be so old
decrepit and no longer hankering, beyond visible
tension, sludge slopped over private stories, a
shameful precipice that still overhangs me. She says I
want to get to be very very old, with no young
people around me, equipped solely with reinforced
solid sand to see what’s behind all this, what was
behind all this. Hooded by a risible story, now no
longer seen nor watched, to see like a malodorous
concoction the real reason for all this the real (…)

Dice voglio diventare vecchissima, voglio essere vecchissima
decrepita senza più desideri, oltre la tensione visibile,
un liquame adagiato su vicende private, un dirupo vergognoso
che mi crolla ancora addosso. Dice voglio arrivare a essere
vecchissima, senza più giovani intorno, ornata solo di sabbie
armate immobili per vedere cosa c’è dietro tutto questo,
cosa c’era dietro tutto questo. Incappucciata in una storia risibile,
ormai non più vista né osservata, vedere come intruglio
maleodorante il vero motivo di tutto questo il vero (…)


We leave stains, we mark our passage with slightly
greasy fingerprints. Where for so long you sat a
depression has formed: it was afternoon or evening,
belonging to this room subsided unawares into a chair.
And holes, and lacks, and faces to be cheered up. But
f you’re somewhere else, and have done a lot of
stairs, you at least fill the breathless hollow with your
presence, it speaks of someone.

Lasciamo macchie, incalciniamo il passaggio con impronte
un poco untuose. Là dove stavi seduto per molto tempo
s’è creata un’infossatura: era un pomeriggio o una sera,
l’appartenenza alla stanza si placava su un sedile per nulla
consapevole. E buchi, e mancanze, e volti da rallegrare.
Ma se stai da un’altra parte, e hai percorso un bel po’
di scale, riempi almeno di presenza l’incavo affannato,
manda qualcuno. Qui serve il tepore di un bacino a riposo.


I have nothing I possess nothing I aspire to nothing.
I like the torment of the limbs strutting like an out-
of-place prison welding me to the eyes of the last
one, or the next-last in any case a foreigner,
completely undressed still attractive under the
devastated pall of the accretionless years–a career in
reverse–I am that absent man I only watch like this, I
hear the taut bows of a pianissimo, two rainbowed
drops embracing half-way down the glass and plunging
to the bottom (…)
I hate your accretion your distinctions your
reluctance to splurge, you are rich a powerful rich
man don’t arm us don’t look at us, we are a sole
droplet lacking everything, on the edge of a dream,
of a yearning for disownment, of a short-circuit that
sooner or later will burn us up.

Non ho nulla non posseggo nulla non aspiro a nulla.
Amo il cruccio delle membra nell’incedere come il carcere
spaesato che mi saldava allo sguardo dell’ultimo, o il penultimo
comunque uno straniero, uno spogliato di tutto sorridente
ancora piacente sotto la coltre devastata degli anni senza
accumulo – una carriera al contrario –, sono io quell’uomo
assente vigilo solo così, sento gli archi tesi del pianissimo,
due gocce smaltate che si abbracciano a mezzo vetro
e precipitano al fondo (…)
Odio il tuo accumulo il discrimine il riserbo a sperperare,
tu sei ricco un ricco potente non ci armare non guardarci,
siamo una goccia unica priva di tutto, a filo di sogno,
di smania a un disconoscimento, di un cortocircuito
che prima o poi ci brucia.


You get in the car, you drive through the night, one
thousand four hundred euros with no need for an
accountant–here he gets louder then softer. Hello you
lovely girls where are you off to. The afternoon air is
darker, by dint of pauses and types passing the bar it
becomes a cathedral. Few silences are the same only
there’s no centre, the centre goes away at the
It is a corrupting rarity, it squanders language, it

Ti metti in macchina, guidi di notte, millequattrocento euro
esentasse senza bisogno del commercialista – qui alza il tono
poi lo abbassa. Ciao belle bimbe dove andate. Il pomeriggio
ha l’aria più scura, a furia di pause e tipi che passano il bar
diventa una cattedrale. Pochi silenzi sono gli stessi solo non c’è
un centro, il centro va via in corrispondenza dell’incrocio.
È una rarità che corrompe, sperpera idiomi, illanguidisce.


If they were nothing but flowing attributes–tree-lined
avenues, the indifference of parked cars. A unity
that mortifies spoken language, an appearance of
being bound to the approach of the holiday…

Se poi non fossero che colate di attributi – i corsi alberati,
l’indifferenza delle auto in sosta. Un tutt’uno che mortifica
il parlato, un apparire legati all’incalzare della festa…


I manage to live only transparently, inside a bubble
sliding between flow and flow. There you sniff the
void the nothingness that is yours. In a furrow seeds
germinate, the oiled wheel starts to spin, the
functioning is activated.

Riesco a vivere solo in traspaarenza, dentro la bolla che scivola
tra un flusso e un flusso. Lì si annusa il vuoto il niente
che ti appartiene. Nel solco i semi germogliano, la ruota oliata
comincia a girare, il funzionamento si attiva.


Karstic October, but sweet as well. Between the
beginning and the end, in a nurtured staticness,
everything speaks of an average emotion, an under-
paid and grateful spear-carrier. Gratitude, that’s how
to repulse unresolved summer rollers. Without
looking back, shouldering your way through walls.

Ottobre carsico, ma anche gentile. Tra l’inizio e la fine,
in una staticità accudita, tutto parla di un sentimento mediano,
gregario malpagato e riconoscente. Riconoscenza, ecco come
respingere le ondate estive irrisolte. Senza guardarsi indietro,
attraversando muri a spallate.


The Anti-Poetics of Dawn

Pietralata and Garbatella clamour now too in the light
of a Saturday, in the definitive reality show. An anti-
poetics that fatigues and tears us: give us this day Pier
Paolo, martyrdom with gritted teeth, polite foul
language. Or let’s come out of the dark like Mary,
who went to the well before dawn so as not to be

Translator’s note: Pietralata and Garbatella are two Roman quarters. Pier
Paolo is a reference to Pasolini, who used these quarters as the setting of his
film “Una vita violenta”. Pasolini himself met a violent end in Ostia.

Impoeticità dell’alba

Pietralata Garbatella urlano anche adesso nelle luci
di un sabato, nel reality definitivo. Impoeticità che affanna
strappa: dacci oggi Pier Paolo il martirio a denti stretti,
un garbato turpiloquio. Oppure usciamo nell’oscurità
come Maria, che andava alla fonte prima dell’alba
per non esser vista.


Goodness saves. We went through the tunnels of
stations we couldn’t recognise at such speed and
unrequested halts. Then the criminal darkness of a
rapid bargain, march quickly, someone swearing. At
this point fear had already delivered the girl (let’s call
her that) to the ranks of those that go away. I mean:
she was disappearing into the distance, her features
were no longer the same, they were taking her away
from us. Without alarm, without horror. With a
certain friendly meticulousness. But darkness
sometimes saves. The night saves.
In the morning tired limbs, heavy loads. The effort
of being light again.

Il bene salva. Abbiamo attraversato il tunnel di stazioni
irriconoscibili per velocità di passaggio e fermate non richieste.
Poi il buio delittuoso di una contrattazione rapida, marciare
veloci, qualcuno che imprecava. A quel punto la paura
aveva già consegnato la ragazza (chiamiamola così) alla schiera
innocua di quelli che vanno. Voglio dire: si stava allontanando,
le sembianze non erano più le stesse, la si portava via da noi.
Senza allarme, senza orrore. Con una certa cordiale meticolosità.
Ma il buio, a volte, salva. Salva la notte.
Di mattina gli arti spossati, pesanti quintali. La fatica di essere
di nuovo leggeri.





In this anonymous building, there’s a noise of tools
being thrown down in the courtyard. The objects
in this room are used-up resources, more than any
other the cell-phone, which has already done its job.
It’s not quite half an hour to the event (the thing
that will happen in the afternoon). Nothing is
uncertain, even the cigarette smoke makes straight
for a half-lit point on the wall.
Here at least we will be persistent dust, already
solidified (I mean reality, the brightness that

Nell’edificio anonimo, rumori di ferri gettati nel cortile.
Risorse consumate gli oggetti nella stanza, più di ogni altro
il cellulare, che ha già fatto il suo mestiere.
Una mezzora scarsa ci separa dall’evento (fatto che accadrà
nel pomeriggio). Nulla è incerto, anche il fumo della sigaretta
cammina dritto verso un punto della parete mezzo illuminata.
Qui, almeno, saremo pulviscolo persistente, già solidificato
(intendo la realtà, il chiarore che sbaraglia).


But no spring is forever there
where it is, nor is the course of its waters eternal

Ma nessuna fonte rimane per sempre là
dove si trova, né il corso delle sue acque è eterno


The lifetime of things is so short, yet workmen are
determinedly demolishing in order to build
a multiplex. Diggers at work, indescribable quantities
of builders’ materials: me, I quickly slip on my shoes
each morning to escape the impending collapse and
run away. The crutch of my slacks is speechless, mute
prone to tiredness overcome. This has been a time
of safety up to now, I tell myself, but I find it hard
to comprehend and hard to stay in one position for
long. The cause is uncertain, the effect completely
lacking, yet every day I stay in a time that resists,
in an unsought story which endangers no floors,
invents nothing.

Il tempo delle cose è brevissimo, eppure operai demoliscono
insistentemente per costruire una multisala. Scavatrici
in funzione, materiali edili in quantità indescrivibile: io per me
infilo in fretta le scarpe alla mattina per scampare al crollo
prevedibile e correre da qualche parte. L’inguine nei pantaloni
non parla, ammutolito stancabile sfinito. È un tempo incolume
finora, mi dico, ma a fatica lo intendo, a fatica assumo
posizioni durevoli. Non è certa la causa, l’effetto addirittura
manca, ma quotidianamente insisto in un tempo che resiste,
dentro una storia non richiesta che non rischia suoli,
non escogita.


I told a lie, it’s not a multiplex they’re building
(I liked the notion, the modernity of the word).
Oh no, they’re rebuilding our house with their picks
and trowels and the rest.
But the effect is actually that of modernity taking
over insinuating itself and mixing in with the old
things. These bricks or worse plasterboard are cosmic
dust still to be refined but already permanent, set.

Ho mentito, non è una multisala che stanno costruendo
(mi piaceva l’idea, la modernità della parola). Ma no, stanno
rifacendo casa con picconi cazzuole e tutto il resto.
Ma l’effetto è appunto di una modernità che appalta insinua
s’immischia nelle cose vecchie. I mattoni o peggio
il cartongesso sono polvere cosmica ancora da sgrossare
ma già durevole, indurita.


The workmen with their tools withdraw. The bodies
that will live and move here adapt the idea
of impermanence to their own ends. The builders’
store has no future, there is just the silence of torn
paper dust awaiting disposal.

Si ritirano gli operai con i loro strumenti. I corpi che qui
si muoveranno piegano il concetto di provvisorietà
a loro favore. Non c’è futuro alla riserva di materiali, resta
un silenzio di carta straccia polvere da tirare via.


And now I await the silence. Of bricks and mortar,
rough to the touch, washed with some odourless
liquid. Silently but in no sense vaguely architects
labour to draw over and over the urban psalm,
the phoenix that never rises again.

E adesso aspetto il silenzio. Di calce e mattoni, al tatto
ruvido, spennellato di un liquido inodore. Con un silenzio
tutt’altro che vago s’affannano architetti a disegnare ancora
e ancora il salmo urbano, la fenice che non risorge.

A chair is a chair, and a chair.
It’s an unpronounceable psalm, at this hour of the
afternoon. Yet it resists, it prevails over absence.
Even if its back is notched, even if it’s fighting
the floor.

Una seggiola è una seggiola, e una seggiola.
È un salmo impronunciabile, a quest’ora del pomeriggio.
Ma resiste, s’impone all’assenza.
Pure sbrecciata sullo schienale, pure ai ferri corti
col pavimento.


Pictures in an Exhibition

Look, I’ll draw it for you. Here is happy joy, the
ticket stamped, the chalk circles on the asphalt
(things that make you feel good, that last longer than
a day). And here you can see very well (sight without
spectacles which penetrates overcomes and pierces
through to the other side of the canvas).
And an attendant who’s impatient to close up.

Vedi, ti faccio un disegno. Qui c’è la gioia felice,
il biglietto timbrato, i cerchi di gesso sull’asfalto
(cose che fanno bene, che durano più di un giorno).
E qui c’è il vederci benissimo (una vista senza occhiali
che penetra sfinisce arriva all’altra parte della tela).
E un custode impaziente di chiudere.




Poèmes extraits du livre SALVA LA NOTTE, La Vita Felice, Milano 2010
traduits en français par Angèle Paoli




Elle dit je veux devenir très vieille, je veux être une très vieille
décrépite sans plus aucun désir, hormis la tension visible,
une eau de purin répandue sur les petits événements de la vie,
un escarpement honteux qui me croule encore sur le dos.
Elle dit je veux arriver à être très vieille, sans plus aucun
jeune autour, parée seulement de sables bétonnés immobiles
pour voir ce qu’il y a derrière tout ça, ce qu’il y avait derrière
tout ça. Encapuchonnée dans une histoire risible, désormais
ni vue ni observée, voir comme mixture nauséabonde
la vraie raison de tout ça le vrai (…)

Dice voglio diventare vecchissima, voglio essere vecchissima
decrepita senza più desideri, oltre la tensione visibile,
un liquame adagiato su vicende private, un dirupo vergognoso
che mi crolla ancora addosso. Dice voglio arrivare a essere
vecchissima, senza più giovani intorno, ornata solo di sabbie
armate immobili per vedere cosa c’è dietro tutto questo,
cosa c’era dietro tutto questo. Incappucciata in una storia risibile,
ormai non più vista né osservata, vedere come intruglio
maleodorante il vero motivo di tutto questo il vero (…)





Quand la vitesse est très élevée on parle de tempête
de vent. Les ouragans et les tornades, même s’ils sont liés
à la vitesse du vent…

Dieu des victimes de tremblements de terre et des disparus,
qu’est-ce qui s’est abattu sur nous ? Un vent de force dix
nous a précipités contre une anse à peine saillante
— dans les moments de répit que nous accorde le cyclone
nous faisons des projets d’avenir, un destin de gemmules —
Dieu des victimes de tremblements de terre et des disparus,
qu’est-ce qui s’est abattu sur nous ?

Quando la velocità è molto alta si parla di tempesta
di vento. Gli uragani e i tornadi, anche se correlati
alla velocità del vento…

Dio dei terremotati e dei dispersi, che cosa si è abbattuto
su di noi ? Un vento forza dieci ci ha scaraventato contro
un ’ansa appena sporgente — negli istanti che il ciclone
ci concede progettiamo il futuro, un destino di germogli —
Dio dei terremotati e dei dispersi, che cosa si è abbattuto
su di noi ?





Et maintenant j’attends le silence. De chaux et de briques,
au toucher rêche, badigeonné d’un liquide inodore. Dans un silence
tout autre que plaisant, les architectes s’escriment à dessiner encore
et encore le psaume urbain, le phénix qui ne ressuscite pas.

E adesso aspetto il silenzio. Di calce e mattoni, al tatto
ruvido, spennellato di un liquido inodore. Con un silenzio
tutt’altro che vago s’affannano architetti a disegnare ancora
e ancora il salmo urbano, la fenice che non risorge.